braccio

Pare che chi ha visto il video girato col telefonino, riporti di un’immagine del braccio della Donna che viene alzato da uno dei due ragazzi e che ricade come se fosse appartenente ad un corpo morto; e che questo stato inerme di Lei venga accolto con frasi di soddisfazione e piacere da parte dei due.

Penso a questa scena da quando abbiamo saputo del caso di Viterbo in cui due ventenni hanno violentato ferocemente una Donna, prima resa corpo quasi morto attraverso percosse violentissime.
E mi passano davanti agli occhi i tanti casi che qui abbiamo raccontato in dieci anni: penso alla ragazza polacca di Rimini che è stata ferita quasi a morte e resa in parte invalida per sempre prima di essere stuprata. Penso al corpo di Vanessa, diciottenne fragile il cui corpo è stato martirizzato. Penso alla giovane di Parma appartatasi con l’uomo che da qualche tempo frequentava e che è divenuto il suo carnefice fino a renderne il corpo inguardabile anche da parte della polizia tanti erano i segni di ferocia lasciati dal suo aguzzino.
Penso alle tante ragazzine che ignare bevono allegre dal bicchiere che loro porge il giovane incontrato in discoteca e che non contiene solamente uno spritz, ma una droga in grado di renderle inermi mentre vengono violentate da coetanei felici dell’impresa.
Penso.

Penso, raccolta nel mio studio, e poi nella mia camera, distante anni luce da ciò che distrattamente ho letto sui quotidiani e sui social.
Orripilata dal constatare come anche alcune donne utilizzino il caso di Viterbo per fare campagna elettorale. Così come altri hanno fatto usando il caso della ragazza campionessa di arti marziali assalita da una banda di ragazzi.

La violenza verso le Donne non ha un determinato colore di pelle, né appartiene ad un ceto sociale o culturale, né ad un partito politico.
Ieri erano di casapound, l’altro ieri era un professionista di Parma, il giorno prima una banda di giovani nordafricani e il giorno prima ancora un cinquantenne italiano.
E’ insopportabile vedere come gli uomini si interessino della violenza alle Donne solo sotto elezioni, mai vista tanta partecipazione alla nostra causa come in questi giorni. Ma è ancora più doloroso come ci siano anche donne che fingano di non sapere che non è ad una matrice politica che possiamo fare risalire la violenza verso di noi.

Questo che si manifesta è certo il colpo di coda di un patriarcato che non vuole morire.
Il colpa di coda di un potere millenario che si vede messo in discussione.
Come ebbe a dire il Premier Justin Trudeau, è ingenuo che le Donne pensino che il passaggio di potere avverrà in modo gentile.

Le Donne sono forti, molto più forti di quel che appare; abbiamo allenato la nostra forza in secoli di silenziosa fatica non riconosciuta.
E dunque di fronte a questa Forza, a questo manifestarsi di volontà che sostituisce la millenaria mansuetudine così comoda e rassicurante per molto uomini- non tutti ma molti- l’ultima arma resta la violenza, l’unico campo nel quale uomini insicuri e impauriti, credono di riportare ordine nelle relazioni.
E dunque quel braccio di Donna mostrato alla telecamera quale trofeo, è l’ultimo simbolo di un potere che si manifesta feroce, per non morire.
Giovani uomini contenti di possedere un corpo inanime tramortito da alcool e botte, illudendosi di essere ancora il genere che del Corpo delle Donne decide.

Non di castrazione abbiamo bisogno, ma di una riflessione sociale che investa tutte le generazioni ed i generi e che parta,come oramai ripeto da anni, dalla scuola.
Giuste pene e severe. E soprattutto educazione a nuove relazioni tra i generi, dove non domini più la paura della parità, dove non si abbia più bisogno di sopraffare.
Ci vorrà tempo, siamo convinte che si possa fare.